Pubblicato il 15/05/2026 13:26 — Visualizzazioni: 8
Un villaggio di falegnami e cacciatori, situato nel bosco, ha richiesto l'intervento dei Guardiacaccia per sventare la minaccia di un orso che da giorni attacca persone e animali.
La sera cala lentamente oltre il grande ponte di pietra che conduce a un piccolo villaggio ai margini del bosco, un luogo isolato abitato da cacciatori, taglialegna e famiglie che hanno scelto la foresta come dimora. Negli ultimi giorni, però, qualcosa ha spezzato la quiete del villaggio. Gli abitanti parlano di una creatura enorme che si aggira tra le case durante le ore più buie, una presenza che terrorizza uomini e animali. Si odono passi pesanti nel cuore della notte, vengono trovate strutture distrutte e nessuno osa più addentrarsi nel bosco da solo. Per questo motivo i Guardiacaccia vengono convocati con urgenza, incaricati di capire cosa stia accadendo prima che qualcuno perda la vita.
Clariche, Mastro Fauno della gilda, si inoltra nel bosco insieme a Phosphoros e Lien, preferendo abbandonare il sentiero per attraversare direttamente il fitto della foresta. La luce della sua lanterna illumina appena il terreno umido mentre i tre avanzano circondati da un silenzio innaturale. Durante il cammino Clariche affida a Phosphoros una vecchia rete da cattura costruita dalla precedente Mastro Fauno, una trappola pesante composta da maglie robuste e sfere metalliche, impregnata di una sostanza in grado di calmare le creature catturate.
Poco dopo i Guardiacaccia vengono avvicinati da due uomini incappucciati provenienti dal villaggio. I due li conducono in una piccola radura dove giace la carcassa di un cervo adulto. L’animale presenta profonde ferite sul ventre, ma la carne è quasi completamente intatta. La bestia non è stata uccisa per nutrimento, bensì in un impeto di furia incontrollata. Clariche comprende immediatamente che il comportamento della creatura non corrisponde a quello di un normale predatore e decide di utilizzare le proprie capacità da Mastro Fauno per percepire eventuali presenze nei dintorni.
Concentrandosi, la mezzelfa avverte chiaramente qualcosa nascosto nel fitto della boscaglia. Una presenza enorme, aggressiva e molto vicina. La creatura li ha fiutati e si sta lentamente avvicinando. Pochi istanti dopo un ringhio profondo lacera il silenzio del bosco, seguito dal rumore di rami spezzati e foglie schiacciate. Dalla vegetazione emerge infine un gigantesco orso nero, molto più grande del normale. L’animale appare in condizioni terribili: sul fianco destro una lunga ferita attraversa il costato, con il pelo incollato dal sangue rappreso.
L’orso non mostra alcun comportamento da cacciatore. Nei suoi occhi c’è soltanto dolore, paura e rabbia. Accecato dalla sofferenza, si lancia contro Lien con una carica disperata e incontrollata. Clariche tenta di distrarlo urlandogli contro e lanciandogli una pietra, ma il colpo manca completamente il bersaglio. Lien, nel tentativo di evitare uno scontro diretto, abbassa l’arco e assume una postura non minacciosa, sperando di calmare almeno per un istante la creatura.
Nel momento decisivo interviene Phosphoros. Con sangue freddo estrae la rete da cattura, la fa roteare e la lancia con precisione quasi perfetta contro l’orso. Le maglie si aprono completamente a mezz’aria e avvolgono la bestia, che crolla violentemente al suolo. L’animale si dimena furiosamente tentando di liberarsi, ma le fibre della rete rilasciano lentamente una sostanza calmante che inizia a placarne la furia. Poco alla volta il ringhio si spezza in respiri affaticati, i movimenti rallentano e infine l’orso si accuccia esausto nella terra umida, ormai incapace di combattere.
Una volta cessato il pericolo, Clariche corre immediatamente verso Lien per assicurarsi che sia illeso, mentre Phosphoros osserva con attenzione la creatura intrappolata. Avvicinandosi, i Guardiacaccia comprendono finalmente la verità. La ferita dell’orso è molto più grave di quanto sembrasse inizialmente. La carne attorno al taglio è gonfia e infetta, segno che la bestia soffre da molti giorni, forse settimane. Ogni movimento deve provocargli dolore. Incapace di cacciare normalmente e probabilmente scacciato dal proprio territorio a causa della debolezza, l’orso si è avvicinato sempre di più agli insediamenti umani in cerca di prede facili. La sofferenza e la paura hanno trasformato il suo istinto in aggressività incontrollata, portandolo ad attaccare tutto ciò che percepiva come una minaccia.
Quella che gli abitanti del villaggio credevano una creatura mostruosa si rivela quindi essere soltanto un animale ferito e terrorizzato, consumato dal dolore e spinto alla disperazione dalla propria stessa sofferenza. Nel silenzio finale della radura, mentre il vento torna lentamente a muovere le fronde sopra le loro teste, i Guardiacaccia osservano l’enorme orso finalmente placato, comprendendo che la vera minaccia non era la crudeltà della bestia, ma il dolore che l’aveva resa cieca e feroce.