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Il Velo che si Risveglia

Pubblicato il 04/08/2026 10:07 — Visualizzazioni: 17

Nel Bayou, Mau’Gorr raduna Syrius e Lotiel e rivela che il Velo possiede un Guardiano rimasto addormentato per generazioni. Syrius, definito dalla sciamana lo “Straniero del Velo”, è stato il primo rumore capace di risvegliarlo.


Data: 4 agosto 2026
Luogo: Palude — Villaggio Tribale
Partecipanti: Lotiel, Syrius
MORG: Red-Morg

Syrius è un’anomalia vivente: è un uomo che continua a camminare nonostante abbia già oltrepassato la propria morte, e porta dentro di sé qualcosa che appartiene a suo fratello. La sua esistenza non rispetta la separazione ordinaria tra Vita e Morte. Per il Guardiano, Syrius è contemporaneamente una violazione, una domanda e una possibile voce. Attraverso Syrius, percepisce qualcosa che non riesce a classificare: un morto che non è morto, un vivo che non è interamente vivo, un corpo che contiene più di un’identità. Lotiel viene coinvolta perché il rito richiede un secondo elemento. Syrius deve attraversare il Velo, ma qualcuno appartenente alla Palude, alle Maree e al Fango deve trattenerlo abbastanza a lungo perché il Guardiano possa esaminarlo. Mau’Gorr non può farlo personalmente: le sue mani conoscono i vivi e i morti, mentre Syrius appartiene a una condizione che non coincide pienamente con nessuna delle due.

Prima dell’immersione, il Velo pretende da Lotiel un pegno: il suo sangue e il suo nome completo. Lotiel si incide volontariamente il palmo e pronuncia: “Lotiel Kaelis”. Il modo in cui pronuncia il cognome lascia trasparire un rapporto doloroso con la propria origine. Il sangue stabilisce un vincolo. Lotiel non è più una semplice assistente del rito, ma diventa garante della permanenza di Syrius nell’acqua e, contemporaneamente, una persona registrata nella memoria del Guardiano.

Ciò che Syrius prova nel Velo

Sott’acqua Syrius comprende immediatamente che non si trova in una normale pozza. Il buio ha una consistenza e una coscienza. Non è semplice assenza di luce: è una presenza che lo avvolge, lo misura e lo osserva senza bisogno di occhi. Il Loa comincia a esaminarlo. Syrius sente il proprio corpo perdere progressivamente significato, come se stesse scivolando fuori dai propri confini. Il bisogno d’aria diventa secondario rispetto alla sensazione di essere smontato interiormente.

Il Guardiano lo costringe a vedersi senza le narrazioni con cui si è protetto.

Syrius rivive:

  • il momento in cui, a otto anni, ha cessato di essere un bambino;
  • il rituale sciamanico che lo ha trasformato;
  • la morte e la presenza del fratello dentro un corpo che non gli apparteneva;
  • la paura originaria nascosta sotto l’arroganza;
  • ogni occasione in cui ha scelto di essere temuto perché riteneva di non poter essere amato;
  • la convinzione di essere un morto che indossa un uomo, o un uomo indossato dalla morte.

La sensazione predominante è quella di essere visto per intero. Il terrore più profondo di Syrius è quello di venire cancellato come un errore, corretto come un’anomalia che non avrebbe mai dovuto esistere. Il Loa gli ripete: “Non sei un errore da correggere.”

La lotta di Lotiel

Mentre Syrius affronta il Velo dall’interno, Lotiel lo affronta dalla superficie. Le sue mani devono tenerlo sott’acqua e deve impedire che il corpo risalga verso l’aria, pur sapendo che un istante eccessivo potrebbe realmente ucciderlo Il Loa sfrutta questa ambiguità. Una voce materna si insinua nella mente di Lotiel e le dice di lasciarlo andare, perché Syrius non dovrebbe camminare su quella terra. Non è una voce apertamente mostruosa. È familiare, intima e quasi protettiva; proprio per questo riesce a colpire più profondamente.

Lotiel resiste una prima volta, ma il seme del dubbio resta dentro di lei. Subito dopo, la voce le mostra una visione: Lotiel vede se stessa trattenuta sott’acqua da una figura senza volto, incapace di decidere se lottare o lasciarsi annegare. La visione si sovrappone al presente finché non riesce più a distinguere se stia tenendo Syrius sott’acqua o se sia lei quella che sta annegando. La voce la provoca: se non decide, qualcun altro deciderà al posto suo.

In quel momento Lotiel perde completamente la presa e Syrius comincia a risalire troppo presto. La sensazione che la domina non è soltanto paura per lui: è il terrore di perdere il controllo di sé, di diventare nuovamente strumento di una volontà esterna. Quando torna lucida, cerca Syrius nell’acqua con il panico di chi tenta di salvare contemporaneamente un’altra persona e se stessa. Le dita incontrano il suo corpo dopo diversi tentativi e lo strappano verso la superficie.

Ciò che il Guardiano prende da Syrius

Syrius fallisce nel resistere pienamente al Loa. L’Entità acquisisce il diritto di scegliere cosa prendere da lui. Prende alcune delle sue cicatrici e, soprattutto, il peso emotivo che esse contenevano. Le ferite sulla schiena, le cicatrici vicine al cuore e i segni degli artigli sulle braccia si dissolvono nell’acqua. Syrius conserva il ricordo degli eventi, ma perde parte della sofferenza che aveva trasformato quei ricordi in un’identità permanente. Il passaggio è inizialmente spaventoso. Syrius avverte le proprie decisioni e le proprie difese sciogliersi. Poi l’acqua cambia natura. Ciò che prima era soffocamento diventa un abbraccio caldo e primordiale. Il buio si trasforma in un grembo e Syrius si trova in un luogo in cui non deve dimostrare nulla, non deve intimidire nessuno e non deve giustificare la propria esistenza.

Il Guardiano non lo assolve e non cancella ciò che ha fatto. Gli restituisce però una possibilità: ricordare il dolore senza essere costretto a indossarlo continuamente.

La manifestazione del Loa

Quando Syrius riemerge, il Loa del Velo assume forma visibile e diventa una figura femminile avvolta da veli grigi, con occhi chiari e luminosi e una corona di spine argentee. Intorno a lei emergono numerosi volti pallidi sospesi nell’acqua e nella nebbia. Il Loa è una manifestazione minore di Volgrath, Dio dell’Acqua, della Devastazione e della Distruzione che precede ogni rinascita. La sua doppia natura spiega l’intero rito: l’acqua che affoga e quella che culla non sono opposte, ma parti della stessa verità.

Il Loa dice a Syrius che avvertirà l’assenza delle cicatrici come una leggerezza sospetta. Inizialmente continuerà ad aspettarsi il vecchio dolore quando muoverà la schiena o proteggerà il petto. Solo con il tempo comprenderà che quel peso non gli apparteneva più e che non aveva l’obbligo di portarlo per sempre.

La nascita della maschera

Il sangue offerto da Lotiel torna in superficie sotto forma di sottili filamenti scarlatti. Le cicatrici sottratte a Syrius emergono invece come materia concreta: legno, frammenti ossei e incisioni create dalla memoria del dolore. Il Loa intreccia questi elementi con alcuni capelli di Syrius e forgia una maschera. Le cicatrici diventano i tratti del volto; un frammento osseo pulsante viene collocato al centro della fronte. Quando la maschera è esposta all’aria, i suoi occhi sono celesti: gli occhi di Gabriel. Quando viene immersa nell’acqua, assumono invece il colore pallido, rosso, grigio e blu degli occhi di Syrius.

La maschera dell'Houngan che apparterrà al Loa del Velo contiene quindi due condizioni:

  • nell’aria manifesta Gabriel;
  • nell’acqua manifesta Syrius.

È un’identità incompleta che attende un portatore, definito dal Loa come il proprio futuro Houngan. Mau’Gorr prende la maschera in custodia, dichiarando che il Villaggio e il Bayou la conserveranno fino al momento in cui dovrà essere restituita a chi è destinato a indossarla.

Conclusione

Syrius riemerge in condizioni fisiche terribili. Tossisce acqua nera, i polmoni bruciano e ogni respiro sembra un nuovo trauma. Per alcuni istanti il fango oscura i suoi capelli bianchi e la sua pelle pallida, come se una parte del Velo volesse restare attaccata a lui. Emotivamente è vulnerabile come raramente gli è accaduto. Lotiel rimane accanto a lui. Non si inginocchia davanti al Loa come gli altri perché è già a terra, china su Syrius. Alla fine lo aiuta a rialzarsi. Tra i due non servono parole: hanno attraversato lo stesso terrore da lati opposti.

Quando il Loa scompare, la pioggia ricomincia finalmente a fare rumore. Il mondo riacquista la propria voce, mentre la pozza torna apparentemente ordinaria. Syrius, però, continua a sentire dentro di sé l’eco della voce materna e terribile del Loa. Lotiel conserva invece il ricordo di avere perso il controllo delle proprie mani e di aver quasi abbandonato Syrius per volontà di qualcun altro.

Conseguenze su Syrius

Syrius conserva i ricordi delle proprie ferite, ma non tutto il dolore che vi era legato. Potrebbe quindi soffrire di dolore fantasma, proteggere istintivamente parti del corpo ormai guarite e sentirsi spaesato davanti a un’identità non più fondata esclusivamente sulla sofferenza. Le cicatrici sottratte sono confluite nella maschera. La maschera conferma che qualcosa del fratello sopravvive ancora. Il Loa ora lo riconosce e potrebbe richiamarlo attraverso l’acqua, soprattutto nei momenti vicini alla morte. 

Conseguenze su Lotiel

Avendo offerto sangue e nome completo, Lotiel è stata riconosciuta dal Velo. Il Guardiano può raggiungerla attraverso l’acqua, i sogni o la voce materna che l’ha già manipolata durante il rito. La perdita temporanea del controllo sulle proprie mani potrebbe generare una profonda sfiducia verso se stessa, soprattutto quando deve proteggere, trattenere o decidere per qualcun altro (A discrezione della player interpretare la cosa e decidere la fine di tale condizione). La voce del Loa potrebbe tornare nei momenti di esitazione, presentando come ragionevoli e misericordiose scelte che in realtà non appartengono a Lotiel. Il suo sangue è stato usato per creare la maschera insieme alle cicatrici di Syrius, stabilendo un legame tra i due. Lotiel può percepire quando Syrius viene richiamato dal Velo e, ad oggi, rappresenta l’ancora che gli impedisce di oltrepassare definitivamente la soglia. 

Conseguenze della Quest

Il Loa del Velo è ora sveglio e ha recuperato la capacità di comunicare. Il Bayou custodisce una nuova reliquia legata al Velo, destinata a un futuro Houngan e potenzialmente capace di mettere in contatto identità, ricordi e anime differenti. La maschera contiene il dolore di Syrius, una traccia di Gabriel, il sangue e il vero nome di Lotiel e la volontà del Loa. Il rito, quindi, è concluso solo formalmente: il debito contratto con il Velo e il destino della maschera restano aperti.

Malus e punti esperienza

Syrius

Malus — Dolore fantasma: per 6 giorni (fino al 9 Agosto), Syrius subisce SVANTAGGIO alle prove fisiche che coinvolgono movimenti bruschi, resistenza al dolore o protezione delle zone precedentemente segnate dalle cicatrici.

Conseguenza interpretativa da considerarsi possibile da ora in avanti: in caso di fallimento critico, a qualsiasi tiro di dado, Syrius può manifestare temporaneamente un segno del Velo, come capelli scuriti, pelle annerita o lacrime d’acqua nera.

Energia: - 100

Salute: -50

Punti esperienza: 1 PX 

Lotiel

Malus — Volontà incrinata: per 6 giorni (fino al 9 Agosto), Lotiel subisce SVANTAGGIO a tiri di dado su Volontà/Mente quando deve resistere a possessioni, suggestioni o influenze che cercano di decidere al posto suo.

Conseguenza interpretativa possibile da ora in avanti, a discrezione della player: vicino all’acqua del Bayou può sentire il proprio nome completo pronunciato dal Loa, in maniera materna, o percepire brevi emozioni legate a Syrius solo se egli si trova all'interno del Bayou.

Mente: -50

Energia: -50

Punti esperienza: 1 PX 

Considerazioni del MORG

La Quest ha messo entrambi i personaggi davanti a una perdita di controllo, ma in modi differenti. Syrius è stato privato delle proprie difese, costretto a confrontarsi con il dolore e con l’idea di essere un’anomalia; Lotiel, invece, ha dovuto affrontare il timore che la propria volontà potesse essere sostituita da quella di qualcun altro. Le azioni e i fallimenti ai tiri hanno contribuito in modo coerente allo sviluppo della scena: non hanno bloccato il rito, ma ne hanno reso le conseguenze più profonde e personali.

Complimenti sinceri a entrambi per la qualità del gioco, per la fiducia data alla narrazione e per il coraggio con cui hanno messo in scena lati fragili e delicati dei propri personaggi. È stata una Quest impegnativa, ma proprio grazie al loro contributo è riuscita a mantenere fino alla fine tutta la sua forza emotiva.


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