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La leggenda dei Sette Fratelli - Filone l’Avvento dei Sette

Pubblicato il 08/10/2026 23:54 — Visualizzazioni: 8

All'Accademia Syrius e le Muse si trovano per cercare di trovare notizie circa una battaglia esistita nella notte dei tempi, in cui sette demoni furono rinchiusi grazie al sacrificio di sette entità. E qualcosa viene trovato, anche se è solo una leggenda, poco più di una favola della buonanotte.


Nella Biblioteca dell’Accademia delle Muse, Syrius e le Muse si trovano riuniti alla ricerca di informazioni sulle antiche divinità, sulla loro origine e sulla misteriosa battaglia che, in un’epoca ormai lontana, avrebbe coinvolto le grandi potenze immortali del mondo. La biblioteca appare inizialmente immersa nella consueta quiete, illuminata dalla luce del giorno che filtra dalle finestre e apparentemente estranea ai tumulti che stanno sconvolgendo il regno. Ma quella tranquillità nasconde qualcosa di inquietante.

Oblio è infatti sempre presente tra gli scaffali.

La sua influenza si manifesta lentamente, quasi fosse una malattia invisibile che si diffonde attraverso la conoscenza. Le lettere cominciano a scomparire dai dorsi dei libri, i titoli diventano incompleti e alcune pagine perdono parole e intere frasi, fino a lasciare soltanto spazi vuoti là dove un tempo esisteva qualcosa. Persino una composizione musicale viene colpita: le note scivolano via dal pentagramma e scompaiono, come se quella musica non fosse mai stata scritta. È una manifestazione silenziosa e terribile, perché non distrugge semplicemente ciò che trova, ma lo priva dell’esistenza e della possibilità di essere ricordato.

Di fronte a quella presenza, il gruppo tenta di reagire. Astydamas cerca di opporsi a Oblio attraverso la memoria e la conoscenza, Arendel tenta di utilizzare la musica, mentre Elviliwyn ricorre al proprio Sussurro del vento, nella speranza di poter percepire o raggiungere qualcosa che si nasconde oltre quella presenza. Ma il freddo che attraversa la biblioteca non risponde ai loro tentativi. È soltanto il passaggio di Oblio, una presenza sfuggente che non può essere afferrata né interrogata.

Poi, improvvisamente, qualcosa cambia.

Una corrente d’aria più calda entra dalla finestra e attraversa la biblioteca. È un vento normale, naturale, completamente diverso dal soffio freddo che fino a quel momento aveva accompagnato la presenza di Oblio. La finestra si apre e, nel fruscio delle pagine e delle tende, il gruppo percepisce una voce appena accennata, quasi trasportata dall’aria stessa.

La Leggenda dei Sette Fratelli.

Sono soltanto poche parole, ma rappresentano il primo vero indizio che il gruppo riesce a ottenere comprendendo che la richiesta del Mentore di interrogare il vento ha avuto successo.

Il gruppo inizia quindi a cercare tra gli scaffali un testo che possa corrispondere a quel nome. Syrius passa in rassegna le mensole più basse, Astydamas osserva con attenzione i dorsi dei volumi, Arendel concentra la propria attenzione sugli angoli meno visibili della biblioteca e sugli spazi nei quali potrebbe essere stato nascosto un libro, mentre Elviliwyn cerca di ricordare la disposizione delle sezioni più antiche dell’Accademia.

La ricerca si rivela tutt’altro che semplice. Molti volumi sembrano non avere più un titolo completo, altri sono privi di pagine e alcuni sembrano quasi svanire sotto gli occhi di chi li osserva. In un luogo dove la memoria stessa viene minacciata, trovare un libro preciso risulta quasi come cercare una parola pronunciata secoli prima in mezzo al vento.

È Elviliwyn, alla fine, a individuare un volume che sembra essere stato dimenticato tra gli altri.

È un libro dalla copertina nera, molto più antico dei testi che lo circondano. La rilegatura è consumata dal tempo e sulla copertina rimangono soltanto alcune tracce di una scritta dorata, ormai quasi completamente cancellata dall’usura. Non sembra però opera dell’Oblio: quelle lettere sono semplicemente consumate dagli anni, come se il libro fosse stato sfogliato e letto da innumerevoli generazioni.

Le parole ancora visibili permettono comunque di ricostruire il titolo: La Leggenda dei Sette Fratelli.

Quando Elviliwyn apre il volume, la scoperta è inizialmente sorprendente. Il libro non contiene un antico trattato, né una cronaca religiosa, né un testo riservato agli studiosi. È una vera e propria favola della buonanotte, scritta con caratteri semplici e accompagnata da illustrazioni dipinte a mano. 

È, almeno in apparenza, soltanto una storia per bambini.

Elviliwyn decide quindi di leggere il volume.

 

C’era una volta, quando il mondo era ancora piccolo e non aveva imparato a chiamare le cose con il loro nome, un luogo senza cielo e senza terra, senza sole e senza stelle. Non c’era nemmeno il giorno, perché non esisteva ancora la notte, e non c’era il tempo, perché nessuno aveva ancora inventato il modo di contare gli istanti. Era tutto immobile, come uno specchio d’acqua che nessun vento avesse mai sfiorato.
Poi, un giorno, quel grande silenzio fece un respiro.
Fu un respiro così profondo che l’oscurità si gonfiò come una bolla e si aprì con una piccola crepa. Dalla crepa uscirono sei scintille, leggere come lucciole e luminose come stelle appena nate. Erano fratelli, tutti figli dello stesso respiro, ma nessuno di loro aveva ancora un nome.
Le prime due scintille si svegliarono insieme. Una diventò un fanciullo vestito di bianco, con capelli che brillavano come neve sotto il sole. Ovunque passasse, le cose uscivano dall’ombra e mostravano il loro volto. Era LUCE. L’altra diventò una donna avvolta in un mantello nero più scuro della notte, così grande che poteva nascondere intere montagne nelle sue pieghe. Era BUIO.
Quando si videro per la prima volta, Luce indicò la sorella e disse [..Tu sei..] poi si indicò il petto e disse [..Io sono..]
E quelle furono le prime parole del mondo.
Buio non rispose, perché aveva sentito qualcosa provenire da molto lontano. Si voltò e guardò verso il luogo da cui entrambi erano venuti. Allora ricordò il grande silenzio che c’era stato prima di loro e comprese che quel tempo non sarebbe più tornato. Così chiuse quella porta e ne custodì la chiave. Da allora, ogni cosa che arriva alla fine del proprio viaggio viene accompagnata da lei, perché Buio è una madre che non lascia mai soli coloro che devono partire.
Ma tra la Luce e il Buio cominciò a soffiare un vento sottile, prima venne un istante, poi un altro, poi un altro ancora, come passi di un bambino su un sentiero.
Fu allora che si svegliò TEMPO.
Era una ragazza dai capelli d’argento, così lunghi che sembravano fiumi di luna, e nei suoi occhi abitavano tutti i domani che ancora non erano accaduti. Quando aprì gli occhi vide mille strade davanti a sé. Su una strada c’era un grande mare, su un’altra una foresta senza fine, su un’altra ancora un regno pieno di bambini. Ce n’erano così tante che nessuno avrebbe potuto contarle.
Luce le chiese quale fosse la strada giusta.
Tempo sorrise e rispose [..tutte e nessuna..]
Luce non fu felice di quella risposta. Lui amava le cose chiare e ordinate, mentre Tempo amava le porte ancora chiuse e i sentieri che nessuno aveva ancora percorso. Così discussero, mentre le mille strade aspettavano. Alla fine, però, una sola strada cominciò a brillare più delle altre e il mondo la seguì. Le altre strade si fecero sempre più lontane, come sogni dimenticati al risveglio, finché nessuno riuscì più a ricordarle.
Il peso di tutto ciò che avrebbe potuto essere, si posò in silenzio negli angoli del mondo e nacque VUOTO, anche se nessuno se ne accorse.
Poi si svegliò FORZA.
Era grande come un gigante e aveva braccia robuste come tronchi d’albero. La sua barba sembrava fatta di cenere e le sue mani erano così forti che potevano stringere una roccia senza paura. Forza non amava parlare: quando aveva qualcosa da dire, preferiva usare il martello.
Così prese la terra ancora morbida e cominciò a batterla. Ogni colpo faceva tremare il mondo e ogni scintilla che saltava dal suo martello diventava una stella. Costruì montagne alte fino a sfiorare il cielo, colline verdi e pianure larghe come coperte stese al sole.
Ma sotto una di quelle montagne dormiva ancora una scintilla.
Il calore della forgia la svegliò e dalla terra uscì MARE. Aveva capelli rossi come il tramonto e rideva come fanno le onde quando corrono sulla spiaggia. Non riusciva a stare ferma neppure per un momento, così cominciò a correre per il mondo, riempiendo le valli e scavando la terra con le sue mani d’acqua.
Forza cercò di fermarla costruendo muri di pietra, ma Mare li saltava, li aggirava o passava sotto di loro. Per molto tempo giocarono a rincorrersi, finché la roccia e l’acqua trovarono un posto dove potevano stare insieme. Lì nacque la prima riva.
Luce, però, voleva che il mare imparasse a stare al proprio posto. Disegnò sull’acqua una linea luminosa e disse [..Fin qui e non oltre..]
Mare guardò la linea, fece una grande risata e gli mandò contro un’onda alta come una torre.
Fu così che cominciò la prima guerra.
Luce brillò come mille spade e mare ruggì come un leone. Le onde portarono la luce fino agli abissi e la luce fece bollire il mare finché divenne salato. E mentre i due fratelli combattevano, Forza cercava di tenere insieme la terra e Buio raccoglieva in silenzio tutto ciò che cadeva.
Poi, una sera, accadde qualcosa di straordinario.
Su una piccola riva, dove la roccia era calda e il mare non smetteva di cantare, apparve una fiammella. Era piccola quanto il dito di un bambino, ma aveva dentro un calore capace di far dimenticare il freddo.
Era FUOCO.
Fuoco aveva mille volti, perché ogni persona che lo guardava vedeva in lui qualcosa che conosceva già. Forza vi vide un vecchio fabbro, Mare una guerriera, Luce un giudice e Buio una madre che aspettava il ritorno di qualcuno.
Fuoco non chiese chi avesse vinto la guerra. Domandò soltanto [..Perché non vi sedete un momento?..]
E quella sera tutti i fratelli si sedettero intorno al fuoco.
Luce propose che nessuno combattesse mentre fosse ospite di quella piccola fiamma e tutti promisero. Persino Mare, che rideva sempre delle regole, diede la sua parola.
Fu il primo patto del mondo.
Il giorno dopo la guerra ricominciò, ma Fuoco prese un piccolo pezzo di brace e partì. Camminò per montagne e pianure, e ogni volta che qualcuno aveva freddo accendeva un fuoco. Per questo ancora oggi, quando un viandante trova una casa con una porta aperta e un focolare acceso, si dice che Fuoco sia passato di lì.
Per molto tempo il mondo visse così.
I fratelli crearono, litigarono, fecero pace e poi ricominciarono a litigare, proprio come succede in ogni famiglia.
Ma mentre tutti guardavano ciò che avevano creato, nessuno guardava ciò che avevano lasciato indietro.
Un giorno Forza tornò alla sua prima montagna e scoprì che era scomparsa. Non era caduta e nessuno l’aveva distrutta. Era come se non fosse mai stata lì. Poi sparirono alcune stelle, poi un mare, poi le creature che vivevano sulle sue rive.
Buio cercò di trovarle, ma le sue mani non riuscirono ad afferrare nulla.
Allora comprese.
C’era qualcosa nel mondo che non uccideva le cose, ma le faceva diventare come se non fossero mai esistite.
E anche loro lo chiamarono VUOTO.
Lui era un fratello strano, perché non aveva volto, non aveva mani e non aveva nemmeno un cuore da colpire. Non potevano combatterlo con le spade e non potevano scacciarlo con la magia.
Così i sei fratelli fecero ciò che non avevano mai fatto prima: si presero per mano.
Luce donò i nomi, perché una cosa chiamata per nome è più difficile da dimenticare. Buio donò la memoria, perché nessuna storia potesse finire senza lasciare una traccia. Forza donò il segno delle sue mani, perché ogni cosa creata portasse con sé il ricordo del suo creatore. Fuoco donò il legame, perché ciò che molti tengono stretto insieme è difficile da strappare. Mare donò la voglia di vivere, quella piccola fiamma che spinge anche il più debole degli animali a rialzarsi. E Tempo donò i sogni, perché anche le cose che non hanno mai potuto diventare vere potessero trovare un piccolo posto nel cuore di qualcuno.
I sei doni si intrecciarono come fili d’argento e formarono una grande rete invisibile intorno al mondo.
Il Vuoto si fermò dall’altra parte.
Da allora, raccontano le nonne ai bambini prima di dormire, bisogna ricordare i nomi, mantenere le promesse, custodire le persone che amiamo e non smettere mai di sognare. Perché ogni ricordo è un filo della grande rete, ogni legame è un nodo e ogni sogno è una piccola luce accesa contro il buio.

E quando i bambini domandano alle nonne dove sia avvenuta la grande battaglia dei Sette Fratelli, gli anziani sorridono e rispondono che nessuno può saperlo con certezza. Alcuni dicono che sia accaduta in un luogo così lontano da non poter essere raggiunto, altri che si trovi ancora oltre il mare, dove le navi non osano navigare.
I più vecchi, però, raccontano una storia diversa.
Dicono che, da qualche parte esista un luogo avvolto da una nebbia bianca e innaturale, una nebbia che non appartiene né al giorno né alla notte e che nasconde ciò
che si trova al di là del suo velo. E dentro quella nebbia, separata da un mare immobile, sorge un'isola che sta aspettando.

FINE

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