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(QUEST DI GILDA) Il Fantasma della Torre - Parte Prima

Pubblicato il 27/10/2026 13:19 — Visualizzazioni: 15

Un fantasma compare nel giardino della torre dei Custodi, insieme ad un segreto da scoprire.


La notte avvolge il giardino della Torre Bianca dei Custodi degli Arcani, sull'isola di Aethelion. Una pioggia battente si riversa sulla vegetazione, bagnando i sentieri, piegando gli ultimi fiori d'autunno e trascinando con sé le foglie ingiallite. Nonostante il maltempo, il giardino conserva la sua quiete abituale, illuminato dalle lanterne che circondano le aiuole e gli alberi. È proprio in questo scenario che Sastyran, intenta a prendersi cura delle piante, si ritrova ad assistere a un fenomeno inspiegabile.

All'improvviso, la pioggia si arresta. Le gocce rimangono sospese nell'aria, immobili come perle di cristallo, mentre le foglie si fermano a mezz'aria e il vento cessa di soffiare. Persino l'acqua raccolta nelle pozze perde ogni increspatura. Le lanterne continuano a brillare, ma tutto il resto sembra imprigionato in un istante senza tempo. Il freddo si attenua, lasciando spazio a una sensazione quasi gradevole, e il silenzio che avvolge il giardino diventa profondo e innaturale.

Sastyran, sorpresa dall'accaduto, si guarda intorno con una certa preoccupazione. Prova a sfiorare una delle gocce sospese, scoprendo che l'acqua reagisce come una piccola sfera: al contatto, rimbalza contro qualcosa di invisibile, senza provocare alcun effetto pericoloso. Anche Moiraine, presente nel giardino, assiste al fenomeno e tenta di verificare la consistenza di una goccia, rimanendo altrettanto sorpresa dalla sua natura.

Mentre le due consorelle cercano di comprendere cosa stia accadendo, in lontananza compare una figura pallida. Inizialmente simile a un'ombra indistinta tra gli alberi e le aiuole, la sagoma assume gradualmente le sembianze di una fanciulla vestita di bianco. Il suo abito, dalle fogge antiche, sembra immacolato e privo di qualsiasi traccia dell'umidità circostante. I contorni del suo corpo, tuttavia, sono incerti e trasparenti, tanto da permettere alla luce delle lanterne di attraversarli. I suoi piedi non sembrano toccare davvero il terreno e i suoi movimenti non producono alcun rumore.
La fanciulla si aggira per il giardino come se fosse smarrita. Osserva la vegetazione, i sentieri e gli alberi, volgendo il capo da una parte all'altra con un'espressione malinconica, senza sembrare consapevole della presenza delle due donne. Dopo essersi soffermata per qualche istante, si dirige verso un alto cespuglio e scompare alla vista, procedendo in direzione della fontana.

Sastyran, profondamente colpita dall'apparizione, decide di seguirla. Nonostante il timore che possa trattarsi di una creatura ostile, la fata è attratta dalla figura della fanciulla e dal suo aspetto delicato, che le ricorda in qualche modo Deacastalia. 
Qui trova la misteriosa figura seduta sul bordo della vasca. La fanciulla tiene il capo chino e le mani raccolte in grembo, con le dita strette sul tessuto del proprio abito. Il suo corpo è chiaramente spettrale: la figura appare diafana e trasparente, quasi confusa con la pietra sottostante. Non sembra accorgersi immediatamente dell'arrivo di Sastyran e rimane immobile, raccolta in una posa che trasmette una profonda tristezza. Anche l'acqua della fontana è immobile, con il getto centrale sospeso in una forma cristallina, come se l'anomalia temporale avesse coinvolto ogni elemento del giardino.

Quando Sastyran si avvicina, ritorna alla propria forma naturale, rivelandosi come un piccolo essere dai capelli biondi attraversati da un bagliore giallastro e vestito con abiti semplici. Con un inchino a mezz'aria, cerca di avvicinarsi alla sconosciuta, tentando di rassicurarla attraverso la propria presenza luminosa. La fanciulla percepisce il suo arrivo e solleva lentamente il viso.
I suoi lineamenti sono delicati, quelli di una giovane donna dalla pelle diafana e dagli occhi chiari, velati da una tristezza profonda. Non mostra ostilità nei confronti della fata, ma sembra piuttosto cercare nel suo volto qualcosa di familiare. Quando finalmente riesce a parlare, la sua voce è flebile, quasi provenisse da una grande distanza.

«..Perché mi trovo qui?..»

La domanda è seguita da un momento di smarrimento. La fanciulla osserva le proprie mani, come se non le riconoscesse, per poi rivolgere lo sguardo alla fontana e al giardino immobile.

«..Cos'è questo posto?..»

Non ricorda come sia arrivata fin lì, né quanto tempo sia trascorso. Sa soltanto di sentirsi terribilmente sola e di aver perduto qualcosa d'importante, senza riuscire a comprendere cosa.
Sastyran cerca allora di tranquillizzarla, spiegandole che si trova sull'isola di Aethelion, presso la Torre Bianca dei Custodi degli Arcani e domandandole con gentilezza il suo nome.
La fanciulla sembra riflettere a lungo, mentre lo sguardo torna a posarsi sulla torre che si innalza oltre gli alberi. La sua figura si solleva lentamente dal bordo della fontana e, osservandola più da vicino, diventa evidente un particolare: sotto i capelli chiari si distinguono orecchie affusolate e appuntite. La sconosciuta è il fantasma di un'elfa.

«..Io... mi chiamo... Ameryn... credo..»

Lo dice con esitazione, quasi non fosse certa che quel nome le appartenga davvero. Poi cerca di spiegare a Sastyran che qualcosa deve essere accaduto, qualcosa che l'ha condotta in quel luogo senza che lei sappia perché. I ricordi rimangono confusi, frammentari, incapaci di ricostruire il percorso che l'ha portata fino alla fontana.
Eppure, un ricordo sembra essere sopravvissuto a tutti gli altri.

«..Una cosa, però, la ricordo... Io sono morta qui..»

La rivelazione lascia emergere la consapevolezza della propria morte, ma non restituisce all'elfa la memoria della sua vita. Ameryn sa di essere morta nel giardino, eppure non ricorda ancora chi fosse, quale ruolo ricoprisse o cosa sia accaduto prima della sua fine.
Le parole e la presenza di Sastyran sembrano tuttavia aiutarla a recuperare un frammento più consistente del passato. L'elfa torna a osservare la Torre Bianca, come se la sua vista risvegliasse qualcosa che giace da tempo sepolto nella memoria. Per alcuni istanti rimane in silenzio, con gli occhi fissi sull'edificio, poi il suo volto cambia espressione.

«..Sì, ora ricordo..»

La voce conserva la stessa malinconia, ma ora le parole sembrano scaturire da un ricordo autentico. Ameryn racconta che, in un tempo remoto di cui non riesce più a stabilire la data, una fata corrotta portò morte e distruzione sull'isola di Aethelion. Fu un evento devastante, che sconvolse la vita di coloro che abitavano il regno. Molti persero la vita, mentre altri riuscirono a fuggire, abbandonando l'isola nel tentativo di salvarsi.
Ameryn, invece, scelse di rimanere, decise di non abbandonare la torre. La sua scelta non fu dettata soltanto dal legame con quel posto, ma anche dalla necessità di proteggere qualcosa che considerava prezioso. Mentre gli altri si allontanavano, lei rimase come ultimo baluardo della Torre Bianca, determinata a custodire il proprio tesoro affinché non andasse perduto.
Non rivela ancora la natura di ciò che ha protetto, il suo racconto rimane incompleto, ma permette di comprendere che la sua presenza nel giardino non è casuale e che la sua esistenza spettrale è legata a un compito che non ha mai abbandonato.
Dopo aver raccontato quanto ricorda, Ameryn torna a guardare Sastyran. Per la prima volta, sul suo volto compare un sorriso tenue, capace di attenuare per un istante la tristezza che l'accompagna.

«..E l'ho protetto fino ad oggi...»

Subito dopo, la sua figura comincia lentamente a sprofondare verso il prato. Non cade e non si piega: sembra piuttosto essere richiamata dalla terra stessa, come se il giardino la reclamasse. Il suo corpo diafano si dissolve progressivamente nell'erba, fino a scomparire completamente sotto la superficie.
Prima di svanire, tuttavia, Ameryn pronuncia un'ultima frase.

«..Trovate la chiave..»

Sono le sue ultime parole, lasciate come un'indicazione enigmatica per chi è rimasto ad ascoltarla.
Nel punto esatto in cui il fantasma scompare, l'erba comincia a dissolversi, rivelando una piccola lastra di marmo bianco incastonata nel terreno. La superficie è liscia, appena segnata dal tempo, e al centro presenta una sottile fessura, regolare e precisa, apparentemente destinata ad accogliere una chiave.

La pioggia torna a cadere e l’acqua della fontana a scorrere.
La scoperta della lastra suggerisce che le parole di Ameryn non siano state un semplice delirio di uno spirito smarrito.
Sotto il giardino potrebbe nascondersi qualcosa che l'elfa aveva scelto di custodire.


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