Dehimar si destreggia alla Mescita del Brigante come perfetto padrone di casa. Ma non è lì solo come Mastro del Focolare. E lì perchè l'ombra vuole riscrivere la propria storia.
Nella notte in cui la tempesta sembra voler strappare il tetto alla Mescita del Brigante, la bettola vive nel suo caos consueto: tavoli storti, risate sporche, odore di fumo, alcool e carne bruciata, e tutta quella fauna di malviventi che solo un luogo dimenticato dalla legge può attirare. Al centro di questo piccolo inferno c’è Dehimar, l’unico dei Mercanti abbastanza folle da lavorare lì. Con la sua ironia ruvida e la calma di chi conosce ogni vizio dell’umanità, si muove dietro il bancone come un re tra sudditi ubriachi, versando birra e sganciando battute che fanno ridere e imbestialire allo stesso tempo.
È mentre serve l’ennesimo giro che il suo sguardo cattura una presenza insolita: in un angolo buio, una figura incappucciata, immobile come un presagio. Una mano guantata fa danzare una moneta scura tra le dita, una moneta che non brilla, non riflette il fuoco. Lo inghiotte. Dehimar capisce che quella moneta è il motivo per cui è stato chiamato lì. Si avvicina. La donna, una mezz’elfa, come si scoprirà poco dopo, gli offre la moneta e lui la accetta senza domande. È quel silenzioso scambio a sigillare un patto. Lei gli sorride appena, come chi aspetta da tempo la persona giusta.
Il destino sceglie proprio quel momento per farsi sporco. La porta viene spalancata dal vento e tre uomini entrano fradici e già ubriachi. Uno di loro, l’occhio viscido e la lingua lenta, vede la mezz’elfa, vede il cappuccio abbassato, e decide che è libera preda. Si avvicina, le mette una mano sul tavolo e, con un mezzo sorriso marcio, le chiede se cerca compagnia. La donna non lo guarda neppure. Guarda invece Dehimar, che in quel momento sta smuovendo le braci del camino con una barra di ferro, rendendo la punta incandescente. E negli occhi della mezz’elfa si accende una scintilla.
La sua mano sinistra, quella rimasta nascosta fin dall’inizio, guizza fuori con un pugnale. Un colpo secco. Un suono di carne e legno che si sposano. La lama infilza la mano dell’uomo e lo inchioda al tavolo. Il suo urlo squarcia la sala. E la Mescita trattiene il fiato.
Dehimar non lo fa.
Dehimar esplode.
La sua figura scatta dal focolare come un animale liberato. L’asta rovente fende l’aria e si abbatte sulla testa dell’uomo con uno schianto sordo, brutale, definitivo. Una risata gli scivola dalla gola, profonda, isterica, liberatoria. Lui colpisce ancora, e ancora, gridandogli addosso che ha osato toccare una sua ospite. La sala ammutolisce: lì dentro tutti sono delinquenti, ma nessuno vuole stare dall’altra parte della furia di Dehimar Tiamat Darren.
I due compagni del malcapitato iniziano a fuggire verso la porta. Non fanno in tempo. La voce di Dehimar li trafigge: Che nessuno li lasci scappare! Uccideteli! Birra gratis se ci riuscite!
La promessa scatena il pandemonio. Sedie rovesciate, tavoli ribaltati, i più audaci si lanciano all’inseguimento per un premio più di prestigio che di gusto.
La mezz’elfa invece resta immobile. Osserva il cadavere come se fosse un fenomeno naturale, un corpo caduto per gravità. Poi si alza, prende una sedia da un altro tavolo e vi si siede con la grazia composta di chi non ha fretta né paura.
Quando Dehimar torna indietro, sangue sul viso, respiro ancora pesante, lei lo guarda come si guarda un enigma che all’improvviso diventa comprensibile. Con voce calma, gli chiede qualcosa di più forte della birra. Poi, dopo un istante di silenzio, aggiunge soltanto [..Adesso ho capito perché vi ha scelto..]
E lì, nel rumore del vento gelido che entra dalla porta aperta, tra sangue che ancora fumiga sul pavimento e braci che crepitano piano, due figure si scrutano con una consapevolezza nuova: le Ombre sono di nuovo in gioco.
PUNTEGGI
Dehimar: 3 punti exp