Copertina

Il Respiro del Fuoco

Pubblicato il 08/12/2025 10:50 — Visualizzazioni: 69

Sulla Piazza di Aethelion cala lentamente un buio senza nome. L'ombra di Morwenna attraversa di nuovo la città ma questa volta qualcosa risponde alla sua oscurità.


Aethelion scivola verso la notte con la leggerezza di sempre: la piazza appare come una distesa quieta di luci calde e mormorii soffusi. Gli ultimi mercanti ripiegano le stoffe, i padri sollevano i figli addormentati, i bracieri diffondono quel calore che rassicura e l’odore di pane fresco sfiora ancora le narici dei passanti. È una sera come tante, una di quelle in cui tutto sembra al proprio posto. Poi, senza preavviso, l’aria muta. Qualcosa di invisibile striscia tra le fiamme delle torce: non un vento, non un movimento naturale. Le fiamme tremano, si contorcono come animate da una sofferenza improvvisa, poi muoiono. Uno alla volta i bracieri si spengono, e con essi i fuochi delle case. La luce svanisce così, di colpo, inghiottita da una notte che non appartiene al cielo. Il gelo arriva immediatamente dopo. Non il freddo della stagione, ma qualcosa di più profondo, più antico. Le ossa sembrano stringersi, i polmoni faticano a gonfiarsi, la pelle stessa tenta di ritrarsi verso un calore che non c’è più. Le stelle spariscono, la luna viene soffocata come sotto un sudario nero e vischioso.

Le porte delle case si aprono una dopo l’altra e la piazza inizia a riempirsi di figure confuse, spine dorsali tese dalla paura. I bambini piangono in braccio alle madri senza un motivo tangibile, come se vedessero ciò che agli adulti resta invisibile. E mentre la folla cresce, un sussurro si insinua nell’aria. Non ha una fonte localizzabile. Non proviene da una bocca. È un pensiero che si fa voce, un nome che si infiltra in ogni mente.

Morwenna.

Prima è un soffio. Poi diventa un veleno. Ogni persona in piazza lo avverte arrivare da qualsiasi direzione e allo stesso tempo da dentro di sé. Morwenna. Una seconda volta. Una terza. Le conversazioni si spengono, gli occhi si sbarrano. L’anima collettiva della città viene colpita da un brivido mortale. E quindi, come una lama affilata che taglia anche senza toccare, una risata squarcia il buio. Alta, penetrante, maledetta. È così innaturale che il terrore smette di essere una possibilità e diventa certezza.

Alcuni mantengono la lucidità. Doson, il cancelliere del regno, Fulgor, falce delle Lame, Phosphoros, forestiero giunto alla piazza per rifocillarsi e Theo, la Guida.

Ed è allora che la terra tradisce la fiducia di tutti.

Il selciato sotto i piedi vibra con un rombo grave. Non è un semplice tremore: è come se la città intera fosse appoggiata sul dorso di una creatura che si risveglia. Le pietre si screpolano, piccole linee prima, poi crepe che si allungano come artigli nel tentativo di squarciare il mondo. La gente barcolla, qualcuno cade; un bambino rotola via dalle mani della madre e viene strappato alla vista nella calca. Il rumore delle crepe che si aprono risuona come ossa che si spezzano.

Poi arriva il fumo.

Nero, denso, incandescente: un fiato che non dovrebbe appartenere a nulla di vivo. Dalle crepe erutta verso l’alto, contorto come un serpente di cenere incandescente. Il primo getto colpisce un uomo alla sprovvista e il suo corpo crolla a terra privo di vita ancora prima di poter gridare. Un secondo investe da vicino Fulgor: la stoffa della manica prende fuoco in un lampo e la pelle del braccio sinistro si arrossa, sfrigola, si lacera come se fosse toccata da ferro arroventato. Doson viene sfiorato dal calore senza conseguenze evidenti. Phosphoros cade a terra malamente quando una crepa si apre sotto i suoi piedi, mentre la guida indietreggia cercando una linea di tiro con la balestra, contro un nemico che ancora non esiste all’orizzonte.

La folla esplode in panico. Le persone si urtano, si travolgono. Chi inciampa viene calpestato. Le grida sono un muro di disperazione. Eppure, in mezzo a quell’inferno, un fatto impossibile si manifesta: quel fumo che uccide, che brucia, che devia l’aria stessa… comincia a spingere via il buio. L’oscurità calata con Morwenna si ritira come se avesse trovato un rivale. Il cielo riappare poco a poco. Le stelle tornano a punteggiare l’alto. La luna riemerge dalle tenebre, piena e severa.

Non è una liberazione.
È una contesa.

La terra emette un rantolo profondo. Qualcosa respira sotto Aethelion. Qualcosa di enorme. Qualcosa che non accetta rivali. Quel fiato nero, dopotutto, non è un soccorso: è un altro dominio che rivendica la sua presenza. Il fumo vibra ancora, poi comincia a rientrare nelle fessure da cui è venuto, come risucchiato da un’enorme inspirazione sotterranea. Il tremore si placa, la terra riprende a respirare lentamente, ma la quiete che segue è un’illusione.

La piazza è un campo di devastazione. Le crepe restano, profonde, inquietanti come bocche affamate. I morti giacciono dove sono caduti. I vivi cercano riparo. I bambini piangono ancora più forte. E chi ha visto ogni secondo di ciò che è accaduto sente chiaramente che l’incubo non è stato evitato: è soltanto cambiato.

Morwenna è tornata a sfiorare il mondo.
Ma non è riuscita a reclamare la preda.

Qualcos’altro, sotto Aethelion, si è opposto.
Non per pietà.
Non per proteggere.

Perché questa città è sua.

E ora la consapevolezza si fa strada nel gelo della notte: non c’è un solo orrore in gioco. Ce ne sono due. E tutti i presenti lo avvertono, come una ferita aperta nella mente.

Chi ha minacciato dall’alto ha trovato un rivale dal basso.

E adesso la domanda è: cosa si nasconde nelle viscere della terra?

PUNTEGGI

Fulgor: +3 punti exp; -20 salute (Ferita da ustione al braccio sinistro guaribile in 2 giorni dai guaritori, in caso contrario 4 giorni);
Doson: +3 punti exp; -20 energia;
Phosphoros: +3 punti exp; -20 energia;
Theo: +3 punti exp; -20 energia;


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