Il Demone dell'Oblio, ridestatosi a seguito di un incanto fallito operato dalla Custode Deacastalia, compie la sua mossa. Contatta il Drow Arkazin e, con lui, instaura una sorta di alleanza.
Arkazin sceglie il bosco dietro il Casale dei Guardiacaccia come rifugio e laboratorio interiore: si siede nello spiazzo delimitato da cinque alberi, in assetto leggero, occhi chiusi e respiro controllato, tentando di riconnettere mente e mana alla natura come radici che scendono nel terreno. Il proposito è chiaro: riprendere dominio e ordine dentro di sé.
Il pomeriggio, però, si incrina: la luce perde colore a tratti, il vento si spezza in pause innaturali, i suoni diventano selettivi. La macchia sul palmo sinistro cambia comportamento: invece del calore abituale, si raffredda bruscamente, trasformandosi in un nucleo di gelo che spinge sotto pelle come un perno con un’intenzione precisa. Con il gelo arriva un torpore aggressivo: la sonnolenza tenta di trascinarlo via, rendendo ogni gesto un peso.
Arkazin avverte che cedere significherebbe aprire la porta al dominio del Demone dell’Oblio. Stringe la volontà, riapre gli occhi a fatica, ringhia contro il dolore e chiama l’entità, pretendendo presenza e parola. Decide di respingere il torpore per restare nel regno dei vivi, anche se questo lo espone al contatto diretto, sveglio e cosciente.
Il Demone non si mostra: scivola ai margini della percezione come una lacuna che inghiotte porzioni minuscole di realtà, e parla senza direzione, direttamente nella testa di Arkazin. Lo provoca, lo misura, e gli chiede quanto sia disposto a spingersi oltre. Arkazin, invece di ritrarsi, espone il proprio nucleo: ammette avidità, brama di dominio, volontà di bruciare e rifare il mondo a propria immagine, fino a desiderare di diventare simile a quell’orrore che lo sta visitando. È una confessione senza freni: un vero “nome” pronunciato ad alta voce.
La risposta del Demone arriva come logica inevitabile: non può camminare nel mondo con la propria carne, non ancora. Vuole un frammento dell’essenza di Arkazin, un’ancora, un lembo di volontà e fuoco oscuro che lo renda capace di respirare attraverso di lui. In cambio, promette potere e distruzione condivisa: vita cancellata, vuoto come unica eredità.
Arkazin prova a tenere il controllo con la parola, pretendendo un nome vero, un movente, garanzie sul potere e segreti arcani. Il Demone “concede” un nome: Vhal’Kaher. Ma la sensazione è quella di un’etichetta utile, non di una resa. Poi la macchia esplode: si ramifica dal palmo, risale sul braccio, aggancia torace e collo come un reticolo lattiginoso inciso dentro la carne. L’entità si assesta dentro Arkazin come un sigillo: “Da oggi, tu mi conterrai.”
Con l’insediamento arriva un comando netto: recarsi alla Torre Bianca e impedire che altri che sanno del suo arrivo sopravvivano oltre. Arkazin riceve immagini e intenti: “testimoni” da eliminare, presenze da spegnere. La voce, da quel momento, non ha più bisogno di parlare: il comando resta inciso più a fondo di qualunque ferita.
Arkazin, diffidente verso la promessa di potere, tenta almeno un gesto di appropriazione: si incide sulla pelle il nome Vhal’Kaher, lasciandolo sanguinare come promemoria e catena. Infine si alza: il bosco non torna normale; al respiro, un perenne sentore di gelo tradisce la nuova presenza ora rimasta sopita in lui.
Status finale e conseguenze
Personaggi attualmente coinvolti nel filone:
- Arkazin (alleato del Demone)
- Deacastalia (Custode responsabile dell'Evocazione)
- Selandra (Testimone del fallimento dell'incanto)
- Ezmon (Guardia che si è offerta di proteggere la Custore nella Torre Bianca)
Prossima role in programma (data da definire):
- Deacastalia studia un incanto di difesa (Partecipanti necessari: Deacastalia, Selandra. Si possono aggiungere altri 2 personaggi (possibilmente collegati in qualche modo a Deacastalia...è possibile fare una o due role di convalida per inserirli nella vicenda). Per la prenotazione contattare Nihal)