In una serata apparentemente tranquilla un'eclissi di luna agisce sulle ombre nella piazza del castello.
La sera scende sulla piazza del castello con una calma solo apparente. L’aria è fredda, limpida, e la luna piena domina il cielo con una luce chiara e stabile. Le torce ardono lungo le mura, i passi risuonano sul selciato, pochi cittadini si attardano senza fretta. Tutto sembra ordinario, immobile, come se la notte avesse deciso di concedere una tregua.
Poi l’eclissi ha inizio.
Un’ombra sottile compare sul bordo della luna e avanza lentamente, senza rumore, senza violenza. La luce lunare cambia tono, si fa più opaca, più fredda. Nella piazza i suoni si abbassano, le voci si spengono a metà frase, e un senso di attesa attraversa i presenti. Non c’è ancora paura, solo la percezione che qualcosa stia mutando.
Con il procedere dell’oscuramento, le ombre iniziano ad allungarsi in modo innaturale. Scivolano sul selciato, si deformano, si staccano gradualmente da persone, edifici e statue. Non si muovono a caso: convergono tutte verso il centro della piazza, come attirate da una forza invisibile. Quando la luna è quasi del tutto coperta, il pavimento attorno appare spoglio, privato delle sue ombre, mentre al centro l’oscurità si addensa.
Nel momento esatto in cui il cerchio nero dell’eclissi collima con la luna, le ombre smettono di essere superfici e diventano volume. Si fondono in una massa informe, nera e lucida come inchiostro vivo, che pulsa e si contorce su se stessa. Cresce rapidamente, sollevandosi dal suolo fino a raggiungere un’altezza innaturale, priva di qualsiasi forma riconoscibile. Da quella massa emergono tentacoli irregolari che tastano l’aria, poi scattano verso i presenti.
I sei personaggi diventano bersagli. I tentacoli afferrano, trascinano, inghiottono. Alcuni cittadini vengono catturati e risucchiati nel corpo oscuro senza rumore, come se la piazza li avesse semplicemente cancellati. ELVILIWYN colpisce la massa con una freccia, destabilizzandola per un istante e deviando gli attacchi diretti verso THOMASS, LAGHERTA e PETRONILLA, ma attira su di sé tutta l’attenzione della creatura. Un tentacolo lo afferra con precisione chirurgica e lo trascina all’interno dell’oscurità.
LIEN viene preso a una caviglia e trascinato lentamente verso la massa e tenta di reagire rompendo un lanternino che aveva attaccato alla cintura spargendone l’olio a terra, mentre chi gli è vicino ha ancora il tempo di tentare di salvarlo. SASTYRAN vede il tentacolo arrestarsi davanti a sé, respinto dalla luce insita nella sua natura fatata. La creatura sembra riconoscerla come affine, e per questo non la colpisce.
Il fuoco entra in gioco. PETRONILLA e LAGHERTA riescono ad accendere l’olio sparso sul selciato, mentre il tentativo di THOMASS viene respinto con violenza. Le fiamme sorgono e la massa d’ombra reagisce, contorcendosi, perdendo coesione. Il tentacolo che stringe LIEN lo solleva e lo scaraventa a terra con brutalità, lasciandolo dolorante e senza fiato.
All’interno della massa, ELVILIWYN resiste. L’oscurità non schiaccia il corpo, ma graffia l’anima. È una pressione silenziosa, invasiva, che lascia una frattura profonda, qualcosa di sbagliato che si radica dentro di lui senza possibilità di rimedio immediato.
Intanto l’eclissi comincia a ritirarsi. Un lembo di luce riappare sul bordo della luna, poi un altro, finché anche l’ultima fetta d’ombra svanisce. In quell’istante la massa si tende, si espande a dismisura, inglobando tutto ciò che la circonda. Poi, nel momento esatto in cui la luna piena torna a splendere, esplode in una violenta deflagrazione d’ombra.
Il buio si dissolve.
Le ombre tornano lentamente ai loro posti, riallacciandosi a corpi e mura come se nulla fosse accaduto. I cittadini catturati, Mentore compreso, ricompaiono nella piazza, confusi ma vivi. THOMASS e LAGHERTA restano in piedi, illesi. PETRONILLA viene sbalzata a terra ma si rialza senza ferite. LIEN si rimette in piedi a fatica, segnato da lividi e dolori destinati a durare giorni. SASTYRAN comprende la natura di ciò che è accaduto e il motivo per cui è stata risparmiata.
ELVILIWYN torna presente lentamente. L’ombra è svanita, ma dentro di lui resta qualcosa di incrinato, una stonatura profonda. Nei giorni successivi avverte un richiamo persistente verso la parte più oscura di sé. Se deciderà di cedere al richiamo scoprirà che l’unico modo per liberarsene è compiere un’azione che non gli appartiene, che rifiuta per natura, non necessariamente malvagia, ma che va contro i suoi principi. Quando lo farà, l’effetto dell’ombra svanirà del tutto.
La piazza torna calma.
Ma ciò che è accaduto continua a esistere nei segni che ha lasciato.
PUNTEGGI
THOMASS
LAGHERTA
PETRONILLA
LIEN
SASTYRAN
ELVILIWYN
CONSEGUENZE SOLO PER ELVILIWYN (da leggere con attenzione)
L’ombra ha lasciato conseguenze sull’anima dell’elfo, e nei giorni successivi avvertirà questo richiamo insistente verso la parte più oscura e nascosta di sé.
Potrà scegliere di resistervi, con disagio crescente e desiderio di abbandonarsi a questo lato della sua personalità oppure potrà scegliere di cedere al richiamo dell’ombra compiendo un’azione, non per forza malvagia in senso stretto, ma che va contro la sua natura silvana o i suoi principi.
Se deciderà questa seconda opzione, il richiamo dell’ombra svanirà del tutto e tornerà quello di sempre.
N.B: in questo caso la giocata (se giocata come role semplice) dovrà essere salvata e inviata alla Coordinatrice Morg. In alternativa, se il player lo ritiene, può chiedere l’intervento di un morg per una convalida con quest dedicata in caso di azioni “più serie” che necessitino la presenza del master.
Grazie a tutti per la partecipazione e per aver aiutato a rendere la quest scorrevole e senza particolari intoppi.