Da mesi il regno è scosso da sparizioni, soprattutto di bambini, tutte riconducibili alle miniere di Blackvein. Arzakin e Clariche, scendono nel complesso corrotto. Trovano cadaveri deformati e rianimati, strumenti di un’enorme creatura aracnide. Il ragno tenta di piegare le loro menti e ferisce gravemente Arzakin. In extremis, il drow libera il Demone dell’Oblio, costringendo la creatura alla ritirata. Clariche fugge. Arzakin sopravvive. La minaccia non è distrutta, solo rimandata.
L'ABITATORE DEL BUIO (Parte I)
PARTECIPANTI: ARKAZIN, CLARICHE
Da mesi il regno è scosso da sparizioni sempre più frequenti, in particolare di bambini. Le voci e le poche tracce conducono alle miniere abbandonate di Blackvein.
Arkazin e Clariche si presentano all’ingresso delle miniere con l’intento di scendere e affrontare ciò che vi dimora.
Discesa nelle miniere
Fin dall’entrata, l’ambiente si rivela ostile. L’aria è pesante, corrotta, il buio più denso del normale. Le gallerie si aprono come un labirinto che sembra osservare chi lo attraversa. Le impronte sul terreno conducono verso l’interno e non tornano mai indietro.
I Rianimati
I primi cadaveri compaiono poco dopo. Sono resti di minatori ormai quasi scheletrici, deformati da un veleno che ha continuato a lavorare anche dopo la morte. I corpi sono disposti in pose disperate, come se avessero tentato una fuga impossibile. L’aria stessa sembra responsabile della loro trasformazione.
La corruzione non si arresta alla morte. I cadaveri si rianimano, marionette di carne e osso mosse da una volontà esterna. Arzakin ne neutralizza uno con precisione, ma è subito evidente che queste creature non sono l’origine del male: sono strumenti.
L'entità
Più in profondità, la presenza reale si manifesta. Un’enorme creatura aracnide emerge dall’oscurità: un avatar, non la vera entità. L’aria intorno al ragno è corrotta, capace di piegare la mente e la materia. Le sue fauci si aprono oltre ogni limite naturale, rivelando tre luci pulsanti al loro interno, impossibili da sostenere con lo sguardo.
Il ragno tenta di soggiogare mentalmente Clariche, ma il tentativo fallisce. Rivolge allora la propria attenzione ad Arkazin, chiamandolo schiavo, dichiarandosi un dio venerato dal suo popolo. Il controllo mentale stringe, mentre la creatura afferma il proprio dominio.
Lo Scontro
Il combattimento esplode con violenza. Clariche tenta di immobilizzare la creatura con una rete, ma fallisce. Arkazin viene travolto, inchiodato al suolo dagli artigli del ragno. Le braccia vengono ferite fino al muscolo, il veleno cola sulle vesti, ma i nervi restano intatti. La creatura tenta di spezzarne la volontà mentre lo tiene in balia delle luci.
Il Risveglio del Demone dell'Oblio
Lo spazio collassa. La realtà viene negata. Arkazin attiva il patto che porta dentro di sé: il Demone dell’Oblio, Vhal’Kaher. Una presenza impossibile si manifesta, tanto vasta da instillare paura autentica nel ragno. Vhal’Kaher afferra le fauci del ragno e cerca di strapparle dalla carne. Clariche, sopraffatta e ormai allo stremo, comprende che restare significa morire e si ritira dalle miniere, seguendo il puro istinto di sopravvivenza.
Epilogo
Il ragno, si divincola e riesce a sfuggire alla morsa del Demone dell' Oblio. Ferito e privato della propria arroganza, si ritrae nelle profondità, lasciando una scia di veleno e la certezza di non essere stato sconfitto, ma soltanto respinto.
Il Demone dell’Oblio si ritira a sua volta dal corpo di Arkazin. Il dolore ritorna violento e reale. Le ferite rimangono, il sangue riprende a scorrere. I rianimati crollano, privati della volontà che li animava.
Arkazin resta vivo.
Solo.
Consapevole che ciò che ha affrontato non è finito.
La minaccia delle miniere non viene eliminata.
Viene rimandata.
Status finale e conseguenze
I player hanno dimostrato forte coerenza narrativa e rispetto del tono della quest.
Entrambi hanno interpretato i propri personaggi senza cercare scorciatoie o soluzioni “facili”, accettando fallimenti, pericoli reali e conseguenze pesanti.
Il player di Clariche ha giocato in modo prudente, intelligente e immersivo, privilegiando lettura dell’ambiente, tentativi di controllo e sopravvivenza. Ha accettato i fallimenti dei tiri senza forzare la scena e ha interpretato la ritirata come scelta lucida e coerente, non come sconfitta.
Il player di Arkazin ha mostrato un approccio audace e sacrificante, spingendo il personaggio al limite in modo consapevole. Ha accettato ferite gravi, perdita di controllo e rischio narrativo alto, usando il patto con il Demone dell’Oblio come scelta estrema e coerente, non come “salvataggio facile”.
Il MORG vuole complimentarsi con voi per aver mosso i vostri PG in modo così coerente con il vostro percorso ed il vostro stile di gioco. Bravi.
Le miniere vi aspettano per la resa dei conti.