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Le Conseguenze dell'Oscurità

Pubblicato il 12/02/2026 16:52 — Visualizzazioni: 5

Dopo la notte dell'eclissi l'oscurità annidata nei cuori di alcuni cittadini del Regno esplode in modo improvviso.


La sera scende sulla piazza del castello come tante altre, avvolgendola in una quiete solo apparentemente solida. Le torce ardono lungo le mura, il selciato riflette bagliori irregolari, i mercanti smontano le ultime bancarelle con gesti stanchi mentre i cittadini si attardano per gli ultimi scambi prima di rientrare alle proprie abitazioni. L’aria è fredda, limpida, e la normalità del momento dà l’illusione che nulla possa davvero incrinarsi in quello spazio protetto.

All’improvviso la tranquillità si spezza. Due uomini si muovono tra i banchi del mercato con un’andatura nervosa, strappano coltelli dalla bancarella di utensili e si avventano contro un mercante di tessuti, strattonandolo e minacciandolo senza alcuna cautela, ma animati da una volontà che pare essere indipendente da loro.  Le urla del venditore squarciano il brusio della piazza, attirando l’attenzione di chi è ancora presente. La folla indietreggia di colpo, qualcuno inciampa, altri restano immobili, sospesi tra il desiderio di fuggire e quello di assistere alla scena da una distanza che sembri sicura.

GHANIR, la guardia, si fa largo tra la gente con l’ascia già in pugno, ringhiando ordini che risuonano secchi nell’aria tesa. THOMASS avanza al suo fianco, la spada sguainata, il corpo che si irrigidisce nella postura di chi è abituato a fronteggiare la violenza senza esitazione. LAGHERTA prende posizione poco distante, l’arco pronto, cercando una linea di tiro che non metta in pericolo i presenti. Più in alto, SASTYRAN si muove con inquietudine, percependo che in quelle urla c’è qualcosa di diverso da una semplice rapina, una furia che non trova un motivo razionale.

I due aggressori si voltano verso chi li fronteggia. Uno continua a sussurrare frasi sconnesse, lo sguardo perso in un delirio che non sembra nemmeno accorgersi della superiorità delle armi che ha davanti. L’altro resta in silenzio, stringendo il coltello con una determinazione muta e disturbante. Poi si gettano in avanti, caricando la guardia e il cavaliere con una violenza cieca, come se non percepissero davvero il pericolo. Il clangore del metallo rompe l’aria: l’ascia di GHANIR colpisce la mano armata di uno degli uomini, facendogli cadere il coltello e aprendogli una ferita profonda all’avambraccio; la spada di THOMASS intercetta l’affondo dell’altro e gli lacera a sua volta il braccio, spezzandone l’impeto. Entrambi crollano in ginocchio sul selciato, gli occhi vitrei, come se qualcosa li avesse spinti fino a quel punto per poi abbandonarli all’improvviso. Uno mormora parole confuse, quasi sorpreso di trovarsi lì, prima di cedere al dolore e accasciarsi.

Mentre la piazza è ancora sospesa in quell’istante di violenza trattenuta, un grido acuto si leva da una casa che si affaccia sulla piazza. Una donna esce barcollando, le mani premute sul volto insanguinato, seguita da un uomo che impugna un martello. La raggiunge in pochi passi, la spinge a terra e inizia a colpirla con brutalità scomposta, mentre lei urla e cerca di proteggersi come può. Il caos si allarga: parte della folla si ritrae terrorizzata, altri restano paralizzati a guardare.

LAGHERTA reagisce d’istinto, scoccando una freccia che sfiora l’uomo senza fermarlo. SASTYRAN interviene con la sua voce e la presenza, spezzando per un attimo la furia dell’aggressore: l’uomo resta immobile, come bloccato da qualcosa che solo lui sembra percepire, lo sguardo perso in visioni che non appartengono a chi lo circonda. THOMASS si frappone tra lui e la donna, la spada puntata al petto dell’uomo, pronto a colpire se quella tregua fragile dovesse spezzarsi. Quando lo sguardo dell’aggressore torna per un istante lucido, scivola sulla figura a terra e il suo volto si deforma in un’espressione di orrore e incredulità: pronuncia il nome della donna, chiede cosa abbia fatto, come se solo in quell’istante prendesse coscienza delle proprie azioni. È un attimo di lucidità che dura quanto un respiro. La freccia successiva di LAGHERTA lo colpisce alla coscia, facendolo crollare in ginocchio.

La donna, stremata, lascia cadere le mani dal volto e, prima di perdere i sensi, mormora poche parole che pesano come una rivelazione [..E' stata l'eclissi.. non è più lui da quel giorno..] poi sviene sul selciato, mentre il sangue le macchia ancora la pelle. SASTYRAN si china su di lei per controllare che sia viva, consapevole che avrà bisogno di cure immediate.

Attorno, la piazza riprende lentamente a respirare. I cittadini mormorano, qualcuno si avvicina ai feriti, altri si scambiano sguardi carichi di paura e di domande. Tra la folla si fa strada un piccolo gruppo di uomini armati di bastoni improvvisati, il volto teso di chi ha visto troppo e non sa più a chi rivolgersi. Il loro capo alza la voce contro le autorità, accusa il Castello di immobilità, di lasciare che il popolo viva nella paura mentre la violenza esplode nelle strade. Le sue parole non sono solo rabbia, ma il segno di un malcontento che serpeggia sotto la superficie.

GHANIR, LAGHERTA e SASTYRAN intervengono ognuno a loro modo, imponendo l’ordine chi con la voce e chi con la presenza fisica, cercando di disperdere la folla prima che la tensione degeneri in qualcosa di più grave. Anche gli altri cercano di contenere la situazione, consapevoli che un gesto di forza in più potrebbe accendere definitivamente gli animi. L’uomo che guida i rivoltosi punta il dito verso il gruppo, parla di stanchezza e frustrazione, poi, rendendosi conto dello svantaggio evidente, richiama i suoi e si allontana, seguito dagli altri tra borbottii e sguardi carichi di risentimento.

La folla si disperde lentamente, lasciando dietro di sé il selciato macchiato di sangue, i feriti a terra in attesa di essere portati all’ospedale, e la piazza torna calma.

PUNTEGGI

Thomass

  • +3 EXP 
  • -10 punti energia

Lagherta

  • +3 EXP 
  • -10 punti energia;

Ghanir

  • +3 EXP 
  • -10 punti energia;

Sastyran

  • +3 EXP 
  • -20 punti mana;

 


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